Ho cercato di documentare come queste strutture ridefiniscano il territorio, agendo come superfici su cui leggere il tempo, le dinamiche e le fragilità del paesaggio alpino. Il filo conduttore è il concetto di “peso”, inteso sia come massa fisica dell’acqua trattenuta, sia come tensione emotiva e simbolica, che trasforma queste barriere in potenti metafore del contenimento e della riflessione interiore.
In definitiva, l’intento è restituire uno sguardo profondo e meditativo, invitando chi osserva
a interrogarsi non solo su ciò che vede, ma anche su ciò che sente.